martedì 28 febbraio 2012
Un amore di blogger
lunedì 20 febbraio 2012
Fratelli nell'anima
Non mi piace che quando dormo le costruzioni tue mi si devono ficcare tutte nella schiena! E spiegami perché se provo a toglierne una tu ti svegli e anche se stai a dormire profondamente urli, urli e piangi. Ti esce sempre il “mocco” dal naso e spero sempre che non te lo asciughi con le lenzuola... o su di me! Mamma mia e mamma tua dicono che insieme stiamo bene, la mansarda è bella, spaziosa per noi quattro e le spese dimezzate, dividiamo gli spazi e l'affitto, più il secondo che i primi... e non lo so?!... fammelo un po' di spazio in questa cameretta a Mirko! Hai voluto appendere il canestro e ci posso giocare solo quando me lo dici tu, non posso toccare la tua collezione di gommine mulino bianco, devo sentire al mangiadischi quel che vuoi tu... “guarda che non te li tocco più i capelli per farti addormentare”... e non è perché siamo praticamente nati insieme che siamo fratello e sorella noi oh! Se mi chiedi un'altra volta “perchè” anche se bevo un bicchiere d'acqua ti do lo Spumone in faccia con tutte le mie forze, lo dice pure tua madre che con sta storia dei perché ci stai a massacrare tutti. Ce l'ho io la risposta “perché SI”. E' universale, prenditela per ogni dubbio va bene?! Lo so che mi accompagni sempre al bagno perché c'ho paura di sedermi sulla tavoletta... ma che colpa ne ho se mi sembra un buco nero e mi immagino che ci esce chissà cosa?! Del resto io al bagno almeno ci vado, mica la faccio nel letto come te! E togliti di lì Mirko, che tanto ormai tuo padre non viene, io lo so cosa ti passa in quella testa tutta ricci quando ti fissi con lo sguardo fuori la finestra, cerchi quella promessa a cui mi aggrappo anche io tutte le volte. La afferri con quegli occhi azzurrissimi che hai e anche se farà male non la molli, tanto è un dolore che conosci. Che conosciamo molto bene tutti e due. Le attese ci mangiano le ore, le lacrime ci mangiano le guance. In questo siamo fratelli io e te... Stasera la videocassetta la scelgo io, che tanto dopo mezz'ora dormiamo per terra, sui cuscinoni, tutti e due...
Lo so, ultimamente vado giù dura di ricordi... ma non c'è tristezza, sopportatemi :)
mercoledì 8 febbraio 2012
La casa dei vecchi
“La casa dei vecchi”, la chiamavamo così io e mamma. Che a sentirlo ora sembra un dispregiativo ma era tutt'altro. In realtà, ora che ci penso, anche la casa era tutt'altro che una casa... Un garage adibito ad abitazione resta, nel suo essere, pur sempre un garage. Tre gradini ti immettevano in una stanza unica, grande, a sinistra i fornelli, in fondo, a ridosso di una parete giallognola, un grande letto. Sulla destra era ricavato un buco nella parete, un gabinetto e un lavabo, quanto basta per non mandare definitivamente a benedire la pulizia personale. Non una finestra. Solo tanta umidità, lumache senza guscio, scorpioni. La nostra reggia, quella che due principesse (una di tre anni, l'altra di ventitré) mollate dal principe, si possono permettere. “La casetta dei vecchi” era proprio sotto la “vera” casa dei vecchi, una coppia molto vicina al secolo, che abitava sopra le nostre teste. I nostri affittuari. Gentili, premurosi, come solo le persone di un tempo sapevano essere. Il giardino era chiuso in una cancellata verde brillante, biancaneve e i sette nani erano disposti qui e lì in un ordine che ancora oggi, quando ci passo davanti, stento a capire. La mia altalena, il pezzo più bella della casa, il mio parco giochi fisico/mentale... Lì sopra siamo io e l'altra principessa, fa ancora caldo e stare fuori ci fa bene alle ossa. Lei spinge con i suoi sandali per cullarci, sorride. Mia madre sorride sempre. Sorride alla vita che a un anno gli ha regalato la polio, sorride a me che non capisco cosa succede, ma ne ho sentore nell'anima. Mia madre va larga in tutti i suoi vestiti e il suo viso da bimba si è allungato, scavato, ma vi assicuro che il suo sorriso è vero. Com'è vero che mi nutro della sua fermezza morale, per pensare che si, tutto sommato, val la pena di crescere...
Sono passati quasi trent'anni da questo scatto, siamo cresciute, che eravamo davvero due bimbe. Il bello delle nostre vite è che è cambiata la nostra casa... ma non l'essenza del nostro sorriso.
martedì 7 febbraio 2012
Under the snow
giovedì 2 febbraio 2012
Brevi attimi di infelicità giornaliera
“Scusi dove stiamo qua?”
“Signora siamo in una struttura per la terza età”
“No no, in che paese?”
“Siamo a P.”
“Bene, io scendo alla prossima”
“Ok...l'avviso quando arriviamo...”
“Hey reginetta del paese e dei dintorni?!”
“Eh?! Dice a me?”
“Si bella, io so ballare, ho sempre ballato nella mia vita, non devi essere gelosa!”
“No signora per carità, non sono gelosa... sono felice per lei”
“Ecco, dillo pure a quelle quattro paperelle che stanno fuori!”
“...Non mancherò...”
“Me l'hai comprato l'elastico per le mutande?”
“L'elastico per le mutande?!”
“Si, mi cala tutto qua!”
“Se vuole avviso l'infermiera...”
“No per carità! Domani portamene tre/quattro metri....”
“Che ci deve fare? Calarsi con quello dalla finestra!?”
“Quello stretto mi serve, e mi ci vuole una spilla... per il compenso poi c'accordiamo...”
“Come vuole...”
“...Gli occhi tuoi belliiiii, brillanooooo...”
(Sorriso di circostanza)
“...come due stelle scintillano!!!”
(C'ho la mano nella sua, è na tagliola....)
“Dimmi che sei tutta per meeeee... dimmi che illusione non èèèèè...”
(Sorriso di circostanza che tramuta in preoccupazione, la mano non viene via...)
“Parlamiiii d'amoreee Mariùùùù....”
“Signora complimenti, ha una voce bellissima!”
“Vuole sentire qualcos'altro?!”
“Lei canti, canti quel che vuole che l'ascolto...”
Io sorrido...
...e mi fermo sulla porta dello stanzone, che le anime sono tante, ma non vanno mai in collisione. Sono mille mondi paralleli, si ignorano. Gravitano ognuno nella propria orbita. Questa è la vera solitudine, quella che ti scopre i fianchi. Quando non ti appartieni più e tutt'intorno è solo involucro, privo di calore. C'ho messo un po', ma ora ho capito, non mi spaventa la morte, ho paura della vita. E forse non ci sarà coscienza né lucidità per pensare al male in futuro ma risiede ora, nei pensieri di oggi, il terrore della fine.

