mercoledì 28 dicembre 2011

90 è la paura... di dimenticare

E se ci penso alla fine sono una scatola, quattro mura sono una scatola. Le pareti che ricordo io sono un po' porose, dentro e fuori. Di quel poroso che se lo ricordano i gomiti miei, da piccola ci strusciavo contro quando avevo i pattini ai piedi. Quattro mura da vivere, dentro e fuori. Ti impacchettano e tu impacchetti loro. Lì ci nascono i giorni che poi diventano vite che poi diventano ricordi... che un ricordo è qualcosa che viene dopo molto o nell'attimo stesso in cui è passato? I miei ricordi non hanno tempo e non lo so quando sono diventati tali, mi sembra di averli sempre avuti o semplicemente li rimpiango molto ora, che arranco nel costruire del divenire. Non è più passato ed oggi non so se sia presente, può oggi un "incerto" presente creare un passato domani e dei ricordi in futuro? Troppe domande. 77 sono le gambe delle belle donne ma lì, tra le pareti porose sono "le coss 'd Deliett" che nonno lo diceva sempre che Delia (minuta Delietta) aveva gambe assai belle. 8 è "la mosca pren" (gravida) e secondo me non c'è numero più adatto. 81 non è nulla perché lì, tra le pareti porose, ce lo siamo persi e sopra il pavimento a rombi verde e marrone non c'è stato verso di ritrovarlo... lo piazziamo tutti in silenzio, appena iniziata la partita. Ce lo regaliamo come primo numero. Io so cosa sono i ricordi, è ciò che rimane incastrato tra le dita, è un profumo che risveglia sensazioni sepolte, un sapore che fa impazzire le papille gustative, un suono che ti apre il petto, è il riconoscere un pezzo di vita già vissuta. Ti accorgi che ti manca quando lo risenti vivo. Dentro. "Ho diciotto anni e già la felicità ha il sapore della memoria"... Ok, non ho più diciotto anni ma, Baricco non poteva dirlo meglio.

mercoledì 21 dicembre 2011

Le attese terminate

Mi sono tolta le tonsille. E' che c'avevo quasi sempre la febbre e la gola mi andava in fiamme allora la dottoressa ha detto che "vanno tolte". Io mica volevo, mi sarei pure tenuta la febbre a costo di non andare all'ospedale.... che poi era pure un buon motivo per non andare a scuola. Ha deciso mamma, a casa mia funziona così. Io ho pianto un pò ma non è servito a niente, tutti mi hanno detto che dopo, non mi mettevano i punti e mi potevo mangiare tutti i gelati che volevo. Bere poco e mangiare tanto gelato. Io una cura così non l'avevo mai sentita, ma mi piaceva. Il giorno che mi sono ricoverata mi hanno dato il letto vicino la porta, che io la odio la porta, non ci riesco mai a dormire vicino la porta. Ma la branda vicino la finestra era occupata, da una vecchia... che per me lei ci sarebbe stata meglio vicino la porta. Io poi lo so che mi immagino chissà che e sto tutta la notte girata verso l'uscita a controllare che non entra qualcosa o qualcuno. Nonna mi dice "non pensare alle stupidaggini e dormi", parla bene lei, che dorme dalla parte della finestra. La sera c'avevo una fame... ma non mi hanno fatto manco mangiare e la mattina dopo, presto prestissimo, quasi le nove e mezza, che io ancora dormivo, mi sono venuti a prendere. Mamma mi aveva detto "niente aghi, tranquilla", ma quelli lì m'hanno fatto un buco al braccio e io ho pensato che poi a mamma gli avrei detto che era bugiarda! Hanno usato la "farfallina" e poi mi sa che mi sono addormentata perchè mi hanno fatto contare ma non ricordo manco il numero due... E poi i gelati, tanti gelati, che io mai ho detto no al gelato ma proprio non mi andavano più. Volevo l'acqua, avevo solo sete di acqua e quelli lì mi bagnavano le labbra col fazzoletto che io stringevo tra i denti per cacciarci chissà cosa! Un particolare lo ricordo bene, e se oggi mi chiedi cosa m'ha fatto male quando m'hanno tolto le tonsille io ti indico un millepiedi di tutti i colori comprato in autogrill. Sta all'estremità del letto e ce l'ha posato mio padre. L'ho visto entrare (o forse l'ho solo sognato) con un cappotto lungo e il fiato di chi è arrivato di corsa e di corsa se ne deve andare. Un piede dentro la stanza l'altro fuori, un occhiolino veloce, un cenno a una tipa impellicciata che attende fuori sul corridoio... "se vedemo presto a pà!".
Ho smesso di aspettarti da un bel pò a pà.

mercoledì 14 dicembre 2011

A present for me!

Ma tu lo vedi come va?! Che uno dice che sarà un natale con la n minuscola e poi sti due se ne escono con un pacco. Oggi arriva il corriere (ormai ci conosciamo bene, ha adottato un cane del rifugio e poi tutte le settimane recapita i libri che mia madre compra on line, ininterrottamente, dal circolo) e mi urla nel citofono: "Sarah ci sta un pacco per te, apri?", sale e sull'uscio mi fa firmare, aggiunge: "Lo conosci il mittente o è una sorpresa?". Io mi rigiro il nome tra le mani, mi dice qualcosa ma bhò... il mio solito cervello in panne! Poi lampo di genio (che sto offuscata ma non sono del tutto torda) e mi esce il sorrisone delle grande occasioni, quello che sfoderavo quando da piccola mio nonno, a pugni chiusi, mi chiedeva di indovinare dove fosse la mou! Mi precipito in camera e spacchetto tutto con poca grazia (insomma sbrandello il pacco con mani e denti), io per i regali sono rimasta piccola, mi va l'adrenalina a mille. Leggo il biglietto "che scritto a due mani è meglio che one" e penso che sono proprio belli insieme sti due, ci sta poco da fare. Il resto lo trovate qui sotto...
C'ho da dire tre parole tre ragazzi, le feste quest'anno mi stanno rendendo un po' insofferente (mica ve n'eravate accorti no?!)... ma quant'è bello stupirsi delle cose che nascono così, spontanee, sentite.
Grazie di cuore :)





venerdì 9 dicembre 2011

Il Natale dei ricordi

Ricordo il 25 dicembre del 2010. Ricordo esattamente cosa pensai quando, messo piede nella cucina verde di campagna, mi guardai intorno come a voler stampare in mente, per l'ultima volta, la mia infanzia. Sentivo che quello sarebbe stato l'ultimo Natale con la N maiuscola, gli altri, quelli che sarebbero venuti a seguire, avrebbero avuto una meritata, insignificante... n minuscola. Non mi sbagliavo, poche volte le mie sensazioni mi hanno tradita.

"Che ore sono nò?"
"Statti a letto che è presto! "
Me lo dice con mezzo busto ficcato nella porta socchiusa, porta già il grembiule da cucina e c'ha le mani bianche di farina. Gli occhiali poggiati bassi, sul naso, lo sguardo severo di sempre. Oh quando non voglio dormire ci devo andare per forza, quando mi voglio alzare è troppo presto... eh però!!! Scendo dal materasso altissimo dentro il quale mi perdo tutte le notti, affondata nelle vecchie molle sotto, e schiacciata dai copertoni di lana Abruzzese sopra. Cerco le ciabatte e non le trovo mai, ma io porto le papuche, me le fa nonna ai ferri mentre si guarda Topazio il pomeriggio, ce n'ho un cassetto pieno di papuche ma mi capo sempre quelle celesti che mi piacciono più di tutte... "E mica ci devi andare in piazza, tutti i colori so buoni pe' dormire!". Sgattaiolo fuori dalla camera da letto e butto un occhio sotto l'albero, lo facciamo tutti gli anni qua, di fronte all'ingresso... "che uno quando entra lo deve vedere!". Nonno quando viene Natale è più felice di me, lui è elettricista e riempie di luci finestre e ringhiere, ha fatto pure una campana che si accende a intermittenza con la canzone di jingle bell, nonna gli ha detto che se non toglie la musica ci vengono a sparare i vicini... Mi stringo nel pigiama a quadrettoni che mi va due volte e mi butto in cucina davanti al camino di pietra enorme, già accesso. "Nò mi dai le pizzelle con il miele e le noci?"..."Insomma devi fa sempre a coccia tua! Vatt a mett le ciavatt!". Io non l'ascolto mai nonna, tanto se faccio quello che mi dice lei non è contenta uguale... Afferro due pizzelle dal contenitore di latta e mi scappa un sorrisone "Ah nò ho visto che ci stanno i regali, allora è venuto Babbo Natale?"... "Si anche se non te li meriti, e non li toccare, li apriamo tutti insieme appena arriva tua madre!" ... "Che è sta commmedddia qua?", nonno dice sempre così quando entra in cucina, lo dice guardandomi severo ma io lo so che fa per scherzo, gli viene sempre quel sorriso sottile che gli allunga gli occhi, quello che vuol dire che comanda lui e che un regalo lo posso aprire pure mo...

Quest'anno il natale sarà piccolo, troppo piccolo per il mio cuore che cerca nei ricordi un presente che non c'è più.
Piccolo natale, minuscolo albero.





venerdì 2 dicembre 2011

Ominia vincit amor et nos cedamus amori

Tenere tra le mani l'infinita ricchezza che nulla compra e tutto dà.

Espirare il profumo incontaminato della vita, tutto racchiuso in 500 gr di perfezione.

Nascondere ai mortali comuni che non hanno occhi per amare, custodire il calore delle cose più semplici e più vere.

Esitare per paura di interrompere l'eccellenza di un sonno innocente, embrionale. Qualcosa di davvero troppo vicino al miracolo.

Replicare i sospiri leggeri, fili invisibili che allontanano la vita dalla morte. Vi guardo e controllo ogni soffio vitale.

Entrare in punta di piedi in vite non mie, l'anima necessita di cose eccelse per arricchirsi.

Zuccherare l'esistenza con doni silenziosi, vale il contenuto del gesto e l'essenza delle ore vissute.

Zavorrare un cuore volatile con qualcosa di infinitamente leggero, per ricordarsi cosa conta davvero.

Abbeverare i sensi della vita per arricchirla di umori... vi tocco e scopro di non essere mai cresciuta, ancora stordita di fronte a ciò che non trova parole per esser spiegato.