mercoledì 29 dicembre 2010

Buona fine, ma soprattutto... buon inizio!

Non starò qui a fare commenti su come sia andato il 2010, ci sono mille possibili interpretazioni sugli avvenimenti che ci colpiscono in 365, lunghi, giorni. Voglio solo ringraziare tutti voi perchè, in fondo, ci siamo fatti compagnia anche quest'anno... e non è poco. Che questa canzone dia a tutti noi la volontà per tenere strette le cose che già abbiamo e che non vogliamo perdere, la forza per mollare ciò che ci fa da contorno senza condire la nostra vita, la serenità per affrontare tutto quello che ci sarà riservato. Quanto adoro l'imprevedibilità di questa dannata esistenza...

mercoledì 22 dicembre 2010

Sognare un ricordo









Fa un gran caldo, il sole allo zenit picchia sulla mia testa e non ha pietà del mio cervello. Se qualche volta ho pensato a cosa voglia dire stare nel deserto, non ho nemmeno lontanamente azzeccato la sensazione. Mille sfumature di marrone mi scorrono davanti agli occhi.... ocra, bronzo, ecru, sabbia, ruggine, e non distinguo più il paesaggio naturale da ciò che c'è sopra. Porto un turbante bianco in testa che bagno ripetutamente con dell'acqua, ma è sempre asciutto... il liquido sembra evaporare prima ancora di aver toccato la stoffa. Cammino in un'unica direzione, so dove sto andando, me lo rivela il pensiero e poi, la vista. Un'enorme apertura conduce nel cuore della sabbia, i gradini di marmo scendono a perdita d'occhio, una lingua tono su tono che porta dritto all'inferno. Ci scendo piano e immagino un Carter giovane ed impaziente, non sa ancora che sta per fare una delle scoperte più sensazionali della storia e... l'acqua è di un blu così acceso che mi bruciano gli occhi, il vento è forte e attenua un po' questo sole così prepotente sulla pelle. Il mio vecchio costume che devo aver buttato tanti anni fa mi sta ancora a pennello e ho una maschera sgangherata che mi farò bastare per l'immersione. Ho comprato al volo una macchinetta subacquea usa e getta, mi hanno detto che non rende i colori ma... voglio provare ugualmente. La barca che ci ha portato a largo getta un ancoraggio e ci invita a buttarci, quella piccola esitazione del primo momento e... siamo tutti in acqua. Una barriera corallina mi rivela colori che i miei occhi non hanno mai visto, la paura lascia spazio solo allo stupore e... qualcosa di umido mi tocca una mano, adoro troppo il naso del mio cane e solo per quello non lo maledico per avermi svegliato. Del resto, non capita tutti i giorni di sognare una cosa realmente vissuta: ha il suo gusto svegliarsi sul più bello ma sapere, ugualmente, cosa sarebbe potuto accadere in seguito.

martedì 14 dicembre 2010

Ma che è già natale?!

E ci risiamo quasi. Tutti gli anni arriva, quatto quatto. Si arrampica sui palazzi e sui pali comunali con le sue luci ad intermittenza. Anche a non volerlo, non è che uno ci possa far molto... ti ci ritrovi circondato a forza da tutta sta "felicità". La filomusica, giù al corso, spara note Jinglesbelliane a palla tutto il giorno. Stamane compravo le cime di rapa da Giovanni, che c'ha 90 anni ma mi batte di salute, e gli ho dovuto chiedere tre volte "quant'è?!"... che ci cascava di mezzo un ritornello con le campanelle e non si sentiva na cippalippa. Sono andata a comprarmi il deodorante e m'hanno regalato un bicchiere natalizio, che io mi domando.... e quando passano le festività? Lo metto da parte per il prossimo dicembre? Questo spiega perché nella mia credenza sia natale tutto l'anno. Ho fatto tappa al bar (quanto mi gusta leggermi il quotidiano comprato da altri... mmmmmmm) e alla cassa non sono riuscita a pagare perché... "te lo offro io dai, a natale siamo tutti più buoni!". Forse avrei dovuto ridere ma proprio non m'è riuscito, m'è venuta in mente solo quella pubblicità diseducativa (non posso scrivere l'aggettivo che reputo più adatto) dove dei bambini bellissimi, figli di genitori altrettanto belli, cantano: "è natale è natale si può fare/dare di più...". Un po' come a dire: il resto dell'anno chi se ne frega! E insomma alle 12.00 ero così stanca di tutto questo fervore rosso e sbrilluccicante che mi sono riavviata verso casa, risalendo il corso sono passata davanti la farmacia e ho visto che per tutto il mese di dicembre c'è in regalo un borsello se compri il gastroprotettore (o qualcosa del genere).... è singificativo che la promozione scatti proprio sotto le feste, quando il popolo italiano ha una scusa in più per allargare il proprio girovita. Immersa in questi pensieri e contrariata dalle buste stracolme della gente sono arrivata sotto casa e ho pensato che dovrebbe essere sempre natale per l'economia, per tappare gli occhi e il cervello alla gente e per essere più... "buoni"!

p.s. Voglio dire a quel ciccione vestito di rosso che sto ancora aspettando il mio regalo del natale 1990. Quanto ci vuole per procurarsi un biglietto per Paperopoli? Poi ci lamentiamo delle poste italiane...

lunedì 6 dicembre 2010

Da una foto





In medio stat virtus

- Miché, hai finito con l’immondizia?
- Sì, sì, è tutto davanti all’entrata, speriamo che arrivino presto a ritirarla perché me ne voglio andare a casa.
Tutte le sere così, ti ci vorresti mettere anche tu in quel cumulo di sacchi neri e farti portare via, i piedi gonfi, gli occhi rossi, il mal di schiena, la puzza di fritto e non so che altro che ti è entrata dentro la pelle, forse dentro le ossa. Arrivi a sera e ti senti svuotato, con tutta la tua forza che si è consumata, persa negli occhi delle centinaia di facce che ti sono passate davanti con l'unico sollievo del sorriso di una turista che non sarà bellissima ma almeno ti sorride, in mezzo a maleducazione, fretta, richieste assurde, lamentele. A volte nemmeno le pause ti puoi godere, magari sei lì che, dopo esserti avvelenato con non sai cosa, ti avveleni con la cara vecchia nicotina; stai appoggiato al muro o seduto sul primo ripiano stabile ad altezza culo che trovi e ti arriva uno che ti chiede: “Ma non ti fai schifo?”e mentre cerchi qualcosa per tirarne in ballo la madre o, almeno, una sorella, già sai dove andrà a parare ché dopo un po’ capisci come vanno le cose e senza attendere la tua risposta, continua: -Non ti fai schifo? Stai avvelenando tutte quelle persone!- e tra le mille possibilità, tra tirare fuori una battuta come “Vabbè che il fumo passivo uccide ma non pensavo che da qui arrivasse fino dentro” oppure mandarlo a fanculo e rientrare, te ne stai lì e ti sorbisci la ramanzina perché quella è la tua cazzo di pausa e non puoi interromperla per lui. Ti sorbisci la storia della carne macinata fatta con non si sa cosa, macellando anche altri tessuti insieme alla carne; del pane che è un mistero di natura, degli additivi zuccherosi per far venire fame, delle multinazionali e dello sfruttamento; e vorresti rispondere, dire che non sai un cazzo di cosa c’è nella carne, che non sai se i panini marciscono o meno perché a te ti hanno detto che dopo un tot che stanno sullo scivolo senza essere comprati vanno eliminati e che, quindi, non hanno nemmeno il tempo per raffreddarsi pensa tu quello per marcire. Vorresti indicargli il barbone che sta mangiando un hamburger seduto per terra e dirgli che quel tizio con i due euro che aveva in tasca è comunque riuscito ad avere un panino con dentro della carne e dell’insalata, è riuscito a pranzare anche oggi e vorresti dirgli che, quando capita, se ci riesci, gli passi pure un po’ di patatine fritte di nascosto e se così lo hai avvelenato beh, è una cosa del lungo periodo ma, nel breve, ha evitato di saltare il pranzo. Vorresti rispondergli che pure tu, ogni tanto, te ne mangi uno e che ti piace, che non sai cosa ci mettono dentro per farlo piacere ma che quello che ci mettono fa la sua porca figura perché funziona alla grande; vorresti dirgli che respiri ogni giorno tanta di quella merda che mangiare quel panino qualche volta non è nemmeno il peggio. Vorresti dirgli che anche tu, come il barbone, ti compiaci di riuscire a pranzare spendendo poco o nulla perché anche a te piace mangiare le cose genuine ma, nel mondo, in quella città, con quello che si spende per mangiare una sola volta una cosa genuina, lì dove lavori ci mangi una settimana; perché, ed è questo che vorresti fargli capire, quello che lui vede come il nemico per te è solo il posto dove lavori, che non te lo sei scelto tu, che a ventisette anni, una laurea di primo livello in lettere e filosofia, tu, volentieri, faresti altro ma che hai trovato solo quel posto del cazzo in cui, a turno, cucini, friggi, vendi, servi e pulisci e che quindi, sinceramente, in quel momento hai, egoisticamente, altri cazzi a cui pensare. Vorresti dire tutto questo ma non lo dici, perché sarebbe inutile e farebbe solo prolungare la sofferenza mentre, con il silenzio, speri che si stanchi e ti lasci in pace, magari concludendo con il più classico dei “venduto”; se davvero sono un “venduto” devono avermi comprato ai saldi, vista la cifra irrisoria pagata. Non rispondi però, anche perché non ha nemmeno torto, te ne accorgi anche tu del costante odore dolciastro che c'è lì e che dalle narici sale a rincoglionire le cellule cerebrali fino a fargli credere di avere fame; li vedi anche tu i bambini sempre più obesi ed irascibili e maleducati che si ingozzano di panini enormi e litri di bevande; sai che c'è qualcosa di sbagliato, di esagerato, come di corsa verso un traguardo che non si raggiungerà mai veramente. Quelli che ti vengono ad urlare contro sono tanti e tutti diversi, c'è chi ci crede veramente e chi lo fa per moda, chi lo fa con la pancia piena di cose salutari e chi vorrebbe solo migliorare le cose, chi è insensibile a necessità e ragioni degli altri e chi ha orecchie per ascoltare. Sono due estremi e, come la verità, tu stai semplicemente nel mezzo.
- Miché, sveglia! alzati da quella sedia, sono arrivati, dai che ce ne andiamo a casa.
- Arrivo.


Memento audere semper

Ci lavoro da cinque anni.
“Tanto per non stare senza far nulla, mentre cerco altro...”
Così avevo detto a chi mi conosceva e veniva a mangiarsi un Mac, o forse è così che ho raccontato a me stessa, una specie di autoconvinzione... poco convinta. Poi, tra un Mc Chicken e un Royal Delux, il “cerco altro” se ne è andato a far benedire e con esso i miei sogni, i miei studi, le mie ambizioni.
Quando per anni avevo fatto laboratorio nella facoltà di archeologia, non avrei mai pensato che mi potesse tornar utile per riconoscere e dividere un Happy Meal da un Menu Salads Plus. A pensarci oggi però, non ci passa un granché di differenza: prima catalogavo resti ossei, oggi imbottisco panini con resti di cadaveri più o meno recenti. Sarei tentata dall'azzardare una prova del C14, sai che sorprese...
Qui dentro le bestie arrivano già sezionate, la loro carne trita, mischiata a “chissàcos'altro” è identica per dimensioni, odore, sapore (dicono) e io scarto e confeziono un prodotto che non considero nemmeno cibo, sorrido alla mamma che premia il suo bimbo portandolo alla grande M, le auguro un buon break e le consiglio il muffin al cioccolato “che oggi è in offerta con due 0.3 di coca”. La vedo fulminare un tipo che fuma sull'uscio dell'entrata, come se quello che lascia ingurgitare al figlio sia meno dannoso della nicotina. Faccio l'occhiolino al piccolo che con un sorso ha già finito metà bibita e...

...tutto ad un tratto sono minuscola, entro di traverso nella poltrona di pelle marrone e verde bottiglia che i miei nonni hanno in cucina, di fianco al camino in pietra, sono le sedici e ho ancora gli occhi appiccicati per il riposino post pranzo; un Paolo Bonolis giovanissimo, ma già brillante, conduce Bim Bum Bam e io attendo fiduciosa la sigla degli snorkies, mia nonna mi porge un piatto di ceramica che io afferro senza distogliere lo sguardo dallo schermo, con le piccole dita stringo qualcosa e, solo dal gusto, riconosco quel pane fresco fatto in casa e quei pomodori maturi, rossi, che mio nonno riporta dalla campagna...

“Per me un Filet-o-Fish e una patatina piccola”
In una frazione di secondo ritorno grande e nostalgica...
“Subito”
Dalla cucina sale il calore e l'unto delle friggitrici, quest'olio me lo sento sempre addosso, mi è entrato nella pelle. E' il Mc che appartiene a noi o siamo noi che apparteniamo a lui? Io mi sento sua prigioniera, o prigioniera di questo sistema che ti permette di vivere (sopravvivere) solo se ammazzi i tuoi sogni, “perchè lavoro è sacrificio” e gli ideali, bhè quelli... non ti danno da mangiare.

Nonna mi dai l'acqua?”... i denti li affondo nel pane e pezzi di pomodoro salati mi cadono nel piatto che reggo sotto il mento, proprio come mi hanno insegnato... “sennò ti sporchi...”. Un intermezzo simpaticissimo mette Marina Morra e Uan a testa in giù e non mi spiego perchè, quando lo faccio io contro il muro, a me si “sparano” in aria anche i capelli... a loro no! In qualche modo ho “impomodorato” la maglietta cambiata solo stamattina, sbircio verso mia nonna che “capa” le verdure seduta al tavolo e mi prendo la frecciata che già sapevo di meritare: “mo te la tieni così!”. Mi guardo il petto e penso che quando ti sporchi non puoi che gioire, non hai più l'obbligo di stare attenta nel mangiare....

“Signorina il mio Mc Menu?”... “Si, si, un attimo e le porto tutto”. Oggi non riesco a lasciare fuori i pensieri, non che di solito mi rimanga facile concentrarmi nel lavoro ma... in alcuni giorni la mente non ne vuole sapere di rimanere dentro i “recinti” imposti dal dovere. Appena giro l'angolo della cucina mi sparo in gola, al volo, un sorso d'acqua e mi scuoto la testa insistentemente come a voler cacciare uno sciame d'api fuori dalle orecchie. L'orologio a muro fa le 15:05... “forza che tra un'oretta sei fuori di qui...”. Mr Potato mi sorride con rassegnazione, gli abbiamo affibbiato questo soprannome da quando è arrivato e ora, a dirla tutta, non ricordo più il suo nome. Mi fa un cenno con la testa, le patate sono pronte... si finisce così quando passi otto ore davanti ad una friggitrice? L'olio ti tira via tutta l'espressività e ti si svuotano gli occhi e la mente?

Cento nani stupirò che goloso lo yo yo.... che sorpresa scoprirò se mi mordo lo yo yo... ho trovato lo yo yo molto in alto volerò... io mi mangio lo yo yo, un perchè lo troverò!”... mi stringo le gambe al petto e penso che qui, in casa di nonna, lo yo yo non s'è mai comprato: “Che Stefano ce l'ha gli yo yo nonna?”. Stefano ha un emporio, un piccolo, minuscolo, negozio (che null'altro è che il suo garage di casa) dove dentro si vende di tutto, dalle sigarette, agli alimentari, ai regali... “e penso di si, ma che ci devi fare? Quelli ti fanno male!”. C'ha gli occhiali un po' scesi sul naso nonna e quando mi risponde mi guarda da sopra le lenti, il ciglio sempre un po' arcuato e il tono di chi va sempre di fretta e non ha tempo da perdere. A me piace guardarla quando fa gli gnocchi (a volte riesco anche a fregarne qualcuno crudo da mangiare sotto il tavolo) e i lavori ai ferri, ma mai mi aspetterei da lei un gesto d'affetto esplicito... “Bhè che so mo ste stupidaggini? Vai a giocà, corri...”. Spalanco così forte la porta a vetro di casa che le grate di ferro sbattono sul muro, la sento urlare qualcosa ma sono già lontana, con i piedi sui pedali della mia graziella fucsia...

“Oh le vuoi ste patatine o no?” mi fa Mr Potato mentre si passa la manica del grembiule bianco sopra la fronte. Le afferro al volo, forse anche troppo al volo, ne vedo cadere a terra una decina e, nel tentativo di riprenderle, rovescio tutto sul pavimento. Rimango ferma ad osservare quello che qualcuno (non di certo io) ha combinato, mi sfilo il grembiule dalla testa, non sento più il vociferare della sala, nessun odore di fritto mi arriva alle narici... ci sono solo io, la mia bici, l'aria rovente di agosto in faccia, la campagna verde e marrone che mi scorre sui fianchi... la mia felicità.


Questi due racconti nascono entrambi ispirati dalla foto che c'è in apertura; uno è mio è l'altro è di Baol. Tutto nasce da un mio post, dopo averlo postato, infatti, ho ricevuto da Baol questa foto ed alla fine abbiamo deciso di cercare di scrivere, entrambi, un racconto ispirato dalla medesima per vedere che cosa ne sarebbe venuto fuori ed... eccoci qui.



venerdì 3 dicembre 2010

La comodità fatta gatto




La compagnia ha quattro zampe ed una coda.
Fa le fusa.
E non parla mai a vanvera.