Era da circa un paio di mesi che avevo preso i turni al rifugio, ero ancora un pò spaesata lì dentro, non avevo timore dei cani, ma di non saper gestire bene la situazione da sola (terapie, cibo, pulizia)... Sì, mi ero sempre occupata degli animali, ma solo su territorio e lì al rifugio la storia era diversa! Però ingranavo bene, sentivo di potercela fare.
Un giorno, uno dei tanti giorni, al ritorno dal mio turno, una signora mi fermò e mi disse "Tu sei Sarah vero? Mi hanno detto che ti occupi dei cani...volevo solo avvertirti che c'è un cane medio/grande, marrone, nel viale della stazione, sembra ferito, ha dei buchi sulle gambe, perde sangue.... vedi un pò te"... Così, sporca come non mai, mi avviai verso la stazione.
E in effetti sì, un cane c'era, buttato lì per terra, aveva grossi buchi nelle gambe anteriori e faceva fatica anche a trascinarsi... Mi sono chinata su di lui e con voce un pò incerta (non l'avevo mai visto prima d'ora) gli ho detto "E tu? Che t'è successo? Vogliamo farci una visitina?"... Di tutta risposta mi sono presa una bella leccata sulla mano, del resto immagino di dover essere stata molto saporita in quel momento, avevo fatto 3 ore di rifugio ed era il mese di agosto!
Così chiamo Pina (altra volontaria), le spiego la situazione, carichiamo il "malato" in macchina e lo portiamo dal veterinario.
Inutile stare qui a specificare che Lorenzo aveva poco del cane e molto dell'umano, si faceva curare con la consapevolezza che un uomo ha quando si mette nelle mani di un dottore: fermo, immobile, senza guaire nemmeno per un istante, con un espressione di gratitudine che rasentava l'adorazione.
Una lastra (niente di rotto), una cura di antibiotici per una settimana e tutto tornava a posto... Ma il problema era, "dove lo andavo a trovare questo strano cane tutti i giorni per dargli la terapia?" Niente di più semplice.... veniva lui.
E pensare che non mi aveva mai vista prima d'ora, non era mai stato nella mia zona, non sapeva dove abitassi, eppure... dal giorno successivo, tutte le mattine, intorno alle 8, Lorenzo era sotto il balcone della mia camera! Due colpetti di gola belli forti volevano dire "Hei bella, io sto qui sotto, buttami giù un biscotto...e muoviti se devi darmi ste medicine!"
E la "bella", ancora mezza addormentata, si infilava una tuta (spesso addirittura restava in pigiama) e scendeva a dare la terapia a questo strano cane, con gli occhi da essere umano, che sembrava avere piena padronanza di sè, del posto dove si trovava...e perchè no... anche della sottoscritta!
La realtà era una sola, ero già cotta di lui, lo cercavo in ogni angolo del paese e la mattina, se non lo sentivo sotto il mio balcone, non riuscivo ad alzarmi con il buonumore... E fu così che le visite di Lorenzo, sempre più numerose (e rumorose li mortacci sua!) divennero per me una piacevole abitudine.
Dove c'era Lorenzo, c'ero io... dove c'ero io, c'era Lorenzo... Sarah dentro ad "acqua e sapone"? Lorenzo sdraiato tra gli scaffali di "acqua e sapone"... Sarah al bar? Lorenzo tra i tavoli del bar.... Sarah al supermercato? Lorenzo nel reparto macelleria (mica scemo?!)... Tutti ormai collegavano "quel" cane a "me", tutti ormai chiamavano me se faceva qualche danno, se era ferito, se si rifiutava di uscire dalle poste nei mesi estivi (amava troppo l'aria condizionata degli uffici pubblici)!
E io, un pò rassegnata, un pò compiaciuta, andavo a recuperarlo da una parte all'altra del paese....
Una sola cosa nn mi quadrava... "Ma dove se ne va tutte le sante sere questo cornutazzo? Perchè non dorme qui sotto casa? E perchè spesso e volentieri non mangia ciò che gli cucino?" Gatta ci cova....
"Ci sarà un motivo se lo vedo attraversare la nazionale tutti i giorni, probabilmente lo stesso motivo che lo porta sul ponte "Giulio Cesare", verso la stazione...." Ed il motivo, solo dopo lo capii... Era davvero un motivo più che valido: Pasqualina.
In realtà non decisi di punto in bianco di seguirlo per scoprire l'arcano, gli stavo somministrando l'ennesima terapia (si era attaccato ancora con i suoi eterni nemici, Chicco e Birillo), ma queste medicine le odiava particolarmente, il bastardo prendeva il cibo e sputava la terapia! Cosa potevo fare se non seguirlo fino a ficcargli le pasticche in gola?!
E segui che ti segui... fino alla via del mattatoio (vicino la stazione), lo prendo per la coda e gli faccio "Mi hai fatto correre fino a qui, o le mandi giù di tua spontanea volontà o te le ficco fino allo stomaco"... Glie le ho ficcate fino allo stomaco....
"Io gli sto mettendo una pomata Svizzera sulle ferite che è miracolosa, fa cicatrizzare e disinfetta contemporanemente! Non è che gli stiamo dando troppe cure?!"
E questa qua mo chi è?! Lo so io cosa devo o non devo dare a Lorenzo! "Ehm signora no, troppe cure non direi, una pomata è comunque una cura esterna, le ferite sono profonde, ci vuole un antibiotico! Ma lei continui pure con la pomata, male sicuro non gli fà"
"Ah va bene va bene, tu sicuro ne capisci più di me, in realtà il cane non è mio, cioè mangia da me, gli cucino due stupidaggini ogni tanto: l'osso buco, la pasta con il macinato e il parmigiano (sai lui ama il formaggio), qualche fettina.... senza impegno"... e mentre diceva ciò scendeva giù per strada vicino a me...
E Sarah pensava... "Ecco qua...poteva mangiarsi le crocchette sto furbone? Mangia al ristorante tutti i giorni..."
"No perchè un giorno tornavo dal supermercato, portavo le salsicce, Robby (così lo chiamava Pasqualina) mi ha seguito, gli ho dato un paio di dita di salsicce, sembrava così affamato, e poi non se n'è più andato.... Tu ci credi signorina se ti dico che è stato lui a scegliere me? Io sono tanto sensibile, sono una donna debole, soffro di depressione ogni tanto, non posso legarmi a lui, se poi gli succede qualcosa non saprei affrontare un dolore così grande.... lei può prenderlo? Portarlo via? Ma trattarlo bene... dargli amore insomma... Io sono debole... Io sono fragile... Io..."
"Stia tranquilla, il cane sta benissimo, conosce questo paese come se lavorasse al catasto signora, di fame non muore, affetto non gli manca, fà tutto il giorno su e giù da casa mia a casa sua sà?! E' un gran furbone... E poi, a me non sembra così debole lei, forse sensibile sì, ma debole non mi sembra proprio... non abbia paura di legarsi al cane, anche perchè l'ha detto anche lei... è stato lui a sceglierla, ormai è fatta!"
Pasqualina lo guardava e già aveva gli occhi pieni di lacrime, non riuscivo a spiegarmi come potessero stare lì appese e non venire giù con la forza di gravità! Così la sfiorai e le dissi "Questo è il mio num di cellullare, lei si deve sentire libera di chiamarmi ogni volta che ha bisogno, per Lorenzo ed anche per lei, qualsiasi cosa, io sto qui in 2 minuti... tranquilla..."
Così, le lacrime andarono via e dei denti bianchissimi, perfetti, riempirono una bocca incorniciata con un rossetto fuxia sgargiante... Già amavo quella donna! "Bella roba Sarah, ti sei fatta fregare da un cane e da una 60enne depressa con i capelli color carota ed il rossetto fuxia.... mi complimento con te!".
Dà quel momento in poi Lorenzo era diventato il punto d'incrocio delle nostre strade, sms, telefonate... "E' lì da te? Oggi non l'ho visto... Ma ha mangiato? Credo si sia attaccato di nuovo con Chicco e Birillo...Quel disgraziato va nella zona vecchia, deve esserci qualche cagnetta in calore..." Ci tenevamo i conti per il tempo, per il cibo, perfino per l'affetto che Lorenza riceveva giornalmente!
E la cosa più bella era incontrare Pasqualina per il corso e vedere lo sguardo di Lorenzo, incredulo nell'osservarci l'una vicina all'altra.... sembrava dire: "Cazzo e ora dove vado? Seguo l'una o l'altra? Sentite non potete fare la stessa via così vado con entrambe?..."
Poi ognuna per la sua strada e lui che a zig zag andava avanti, tornava dietro, una leccata alla mia mano, una zampata sul carrello della spesa di Pasqualina... "Hei no, insieme tutti e tre insieme...dove andate?..."
E poi, per parcondicio...prendeva una terza strada, perchè Lorenzo non avrebbe mai dimostrato di preferire una piuttosto che l'altra, ed anche se in realtà ci fosse stata davvero una preferita... non l'avrebbe mai dato a vedere per non ferire una delle due.
In realtà c'era una terza persona che Lorenzo amava particolarmente, mia madre.
E fu così furbo da capire che se riusciva a far innamorare lei, non avrebbe avuto alcun problema a piazzarsi qui sotto casa giornalmente!
"Loooorenzoooo tessssoooorrrooooo, no, attento, aspettami, non attraversare senza di me, fermo qui, fermo lì, non andare giù, non andare sù, guarda le macchine!"... Questa era la cantilena della pausa pranzo della Matrona di casa che, di ritorno dall'ufficio, si trovava accolta e festeggiata dal paraculo a quattro zampe!
Tutto ciò portò Lorenzo ad essere l'unico cane autorizzato a salire sulla punto, ad appropiarsi del sedile posteriore, ad accompagnare la sottoscritta fino alla fabbrica nei giorni in cui mantenevo la macchina per mie esigenze...e dovevo, quindi, di conseguenza, andare a riprendere mia madre in ufficio al termine della giornata lavorativa.
L'espressione di mia madre quando usciva al piazzale era pari a quella di una bambina al quale si compra un enorme lecca lecca alla fragola e panna!.... e Lorenzo, lì dietro, steso come un patrono romano sul triclinio, srotolava fuori due metri di lingua rosa umida, socchiudeva gli occhi e dava un accenno di coda, ma senza sbilanciarsi mai troppo! Lo scondinzolio frenetico era esclusiva mia e di Pasqualina!
Nel caso poi, Lorenzo incrociasse mia madre per qualche via del paese, cominciava una corsa disperata dietro la punto... sorpassi, rotatorie... non gli sfuggiva nulla! Dallo specchietto si poteva osservare, sempre più aerodinamico (orecchie in dietro, coda rigida dritta, assetto basso), sempre più veloce.... Destinazione? Casa mia!
La tecnica che Lorenzo utilizzò con mia madre fu la tecnica che il furbastro utilizzò con innumerevoli persone, il suo forte era illudere l'uomo, ti illudeva di poterlo possedere.... mangiava in 100 case, dormiva in 200 pianerottoli, prendeva carezze e grattini da tutti... dando in cambio illusioni... Probabilmente nemmeno lui aveva messo in conto di potersi "innamorare" di due donne, così diverse ma così simili come me e Pasqualina.
Quattro anni, sotto la pioggia, sotto il sole, con un metro di neve, il percorso era lo stesso, l'affetto e l'amore che ci legava ...sempre più forte.
Lo stesso affetto che ormai legava indiscutibilmente me e Pasqualina, sostavo periodicamente nel suo soggiorno per i suoi lunghi thè... "Il thè come lo facciamo noi in Svizzera, con tanto limone... Ma mangia, mangia che sei magra, ti ho comprato qualche biscotto... e poi guarda, se non gradisci il dolce ti ho preparato delle patatine, ho il chinotto, la coca cola, l'aranciata.... Puoi mangiare anche prima il dolce e poi il salato sai?! Non ti fà male..."
E io la facevo parlare, perchè in realtà il thè e i biscotti e le patatine erano un modo dolce da parte sua per dirmi che aveva bisogno di me, che voleva parlare, raccontare di quando era giovane e a 17 anni andò per la prima volta nella sua Svizzera, di quando cominciò a lavorare fiera in un laboratorio di fisica all'avanguardia, così speranzosa, piena di vitalità, la gioia dei primi guadagni, ma il dolore della lontananza da sua madre a cui da sempre era legata... Da lì la decisione di voler stare da sola e la consapevolezza di dover tornare in Italia nel paese natio per accudire quella vecchina che sorride con i suoi stessi denti bianchi in una fotografia all'ingresso di casa.
Io mi faccio trasportare dai racconti, le vedo riempirsi gli occhi di lacrime almeno 10 volte al minuto, con la stessa frequenza la osservo controllarsi, riprendersi, sorridere, toccarsi i capelli (che devono sempre stare a posto), controllarsi la sottana (che si porta sempre, anche d'estate...sai, per i reni...), mettere l'ennesimo sottobbicchiere per non sporcare il tavolino... Il rito di questa donna sembra voler cacciare via tutti i pericoli, tutti i dolori del mondo... mi fà così tenerezza che a volte vorrei stringerla, ma non voglio infrangere la sua campana di vetro...
... Ci guardiamo, sorridiamo, leggiamo un pezzo di un libro che Pasqualina ha sottolineato più volte e a intervalli regolari ci affacciamo al balcone della camera... per non perdere mai di vista quei 25 kg a pelo corto, marrone, che ci ha fatto incontrare e che dorme sul materasso che Pasqualina gli ha gentilmente messo a disposizione nel pianerottolo di casa.
La fine per me è questa, anzi, la fine per me e Pasqualina è questa... tutto ciò che viene dopo, la morte di Lorenzo, il dolore, non ne abbiamo quasi mai parlato... In realtà non ce n'è bisogno. Perchè il dolore non si racconta, si prova, da soli...
Finisce così la storia del cane che fu di tutti e di nessuno.